Nella natura non ho (più) paura
«Venire qui è stato come uno stop a piccole gocce, un provare a ricominciare. Sapevamo che ci avrebbe accolto un posto speciale, perché navigando e curiosando sul vostro sito ci eravamo già fatti un’idea di quello che ci aspettava. Ma un conto è vederlo e sentirlo dagli altri, un conto è viverlo».
Dietro queste parole ci sono i visi di una madre e un padre che insieme ai loro due bambini hanno messo nei loro bagagli emozioni, paure, titubanze ma anche tanta voglia di mettersi in gioco, concedendosi una settimana alla Collina degli Elfi e condividendola con altre famiglie che come loro hanno vissuto la dura battaglia della malattia oncologica dei propri figli.
«Per noi è stata una bella esperienza di cui avevamo davvero bisogno per ricaricarci e ripartire nei prossimi mesi con più energia. Ma soprattutto siete stati bravi a spronarci e ad aiutarci ad esternare i nostri sentimenti, toccando anche degli argomenti che molte volte sono vissuti come tabù nella coppia per il momento delicato che si è vissuto.
È stata un’esperienza importante anche per i nostri figli e soprattutto per il nostro primogenito, che è un bambino molto chiuso, e quindi alcune volte è difficile da capire. Inoltre la malattia ha accentuato ancora di più alcune sue paure e tra queste quella di relazionarsi con gli animali. Ma qui alla Collina è riuscito a superarla e a raccontarci con estrema gioia come si è avvicinato al cavallo, come è riuscito a toccarlo e a salirci in groppa. Ma la cosa più emozionante è stato vederlo sorridere mentre diceva: “sono riuscito a sconfiggere la paura!”
Poi condividere le giornate con altri bambini che avevano il suo stesso problema è stato di aiuto perché non si è sentito diverso, mentre a casa ha avuto un po’ di problemi a riprendere i legami con gli amici che lo avevano conosciuto prima della malattia.
Ma anche nostra figlia più piccola si è divertita tantissimo ed essendo iperattiva ha potuto sfogarsi (lo testimoniano i lividi sulle ginocchia!) e ritrovare gli spazi all’aperto che le erano mancati durante la malattia del fratello. Anche lei ha vissuto momenti di difficoltà e ne ha sofferto».
E nel raccontare si intrecciano momenti che ognuno di loro ha vissuto diversamente e che hanno lasciato nelle loro menti piccoli segni di una ricerca di serenità non solo individuale ma di coppia e familiare.
«Ho apprezzato molto le attività in cui c’era la possibilità per parlare di noi stessi – sottolinea la madre – e di conseguenza confrontarci come coppia. Sono riuscita a dire cose che non mi immaginavo che uscissero così facilmente e dopo mi sono sentita sollevata come avessi rimosso un sasso enorme. Per questo ritengo che debba essere dato più spazio a questi momenti di coppia perché l’affrontare la malattia di un figlio può nello stesso tempo unirti ma anche allontanarti senza rendertene conto».
«Sono stati tutti momenti belli con la loro particolarità – aggiunge il padre – e che mi hanno fatto sentire bene in maniera differente. Un bagaglio da portare a casa quando ne avremo bisogno nei momenti di ansia e di difficoltà».
Anche questa famiglia fa parte di un pezzo di storia della Collina e ci dà nuova linfa per proseguire, perché non si finisce mai di viaggiare con i piedi, con la mente, con la memoria, ma anche con il cuore.