E qualcosa rimane… tra le pieghe delle nostre esistenze
Ogni esperienza lascia tracce di quello che abbiamo voluto vivere con più o meno intensità e scorre impregnando i nostri pensieri che diventano con il tempo ricordi, sensazioni, emozioni.
Direi che è stata un’esperienza che “rimane” poiché ci ha dato la possibilità di ritrovare e ricostruire noi stessi in tutti i sensi. Ogni momento e ogni attività ci ha permesso di allontanarci da quei pensieri, come la malattia di nostra figlia, che erano predominanti. Avevamo bisogno di rilassarci e di staccare la testa e sapevamo che non sarebbe stata una cosa semplice, ma ci siamo lasciati andare senza sapere a priori cosa ci aspettava. Voi ci avete aiutato a guardarci dentro attraverso un percorso che non avremmo avuto la forza di fare da soli.
Così esordisce un padre alla domanda sulle sensazioni e aspettative della settimana appena trascorsa alla Collina degli Elfi insieme alla sua famiglia. Sensazioni che anche la moglie ha condiviso con la stessa empatia e leggerezza:
Una settimana rilassante e senza pensieri e senza aver bisogno di usare il telefono. Qui abbiamo trovato il nostro equilibrio e non ci ha assolutamente pesato la routine cadenzata delle giornate che abbiamo felicemente condiviso con le altre famiglie ospitate.
Ho percepito e fatto mia quell’aria di armonia e calma che riuscite a trasmettere. Ho riso tantissimo e ho anche pianto e non mi succedeva da tanto tempo.
Sono riuscita a riprendermi quegli spazi individuali e di coppia che avevo trascurato e accantonato durante la malattia di mia figlia e non viverli come atti egoistici. Inoltre ho provato a rapportarmi con gli animali in un modo più sereno cercando di alleggerire un po’ le mie paure.
Ma la vera rivelazione è stata nostra figlia adolescente, che ha vissuto questa esperienza in modo per noi inaspettato. È una ragazza sempre brontolona che non le va mai bene nulla, che si stufa presto e tende a isolarsi; tutte caratteristiche che il percorso della malattia ha accentuato.
Qui l’abbiamo trovata e ritrovata diversa, è riuscita a stemperare alcuni aspetti del suo carattere (ovviamente un po’ brontolona lo è sempre!) e a vincere il suo isolamento e persino a dirci che si è divertita.
Un’esperienza che l’ha talmente coinvolta da chiedere alla vostra presidente di ritornare e dare in futuro il suo contributo come volontaria.
E quello che “rimane” alla Collina sono i loro sguardi, i volti distesi, i sorrisi, i passi nei corridoi illuminati da colori arcobaleno, il vociare condiviso. Tracce del loro passaggio che hanno il sapore dell’essersi lasciati alle spalle un periodo difficile. Naturalmente qualche brontolio li accompagnerà ancora, ma sarà solo un semplice brontolio. Ne siamo sicuri.